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Marino BIGARONI

San Damiano - Assisi
La chiesa prima di san Francesco

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Trascrizione, impaginazione e link: M. Mastrorilli, 2001 -

VI. UNA TRACCIA PER PROSEGUIRE

Sono note - oggi più che mai dopo il bel volume del p. Gatti [102] - le accese ed interminabili discussioni consumate intorno al corpo ed alla tomba di s. Francesco, che cessarono solo dopo i tanto invocati scavi iniziati nel 1818, dai quali emerse la inoppugnabile verità.
Anche per S. Damiano, l'ipotesi di questa nuova lettura susciterà, lo spero, interesse, e dietro l'interesse verranno le discussioni che mi auguro anche vivaci. Esse potrebbero così determinare chi di dovere ad eseguire o almeno a permettere quegli scavi o sondaggi necessari, onde consegnare alla storia quanto il presente studio non ha potuto condurre oltre l'ipotesi, suggestiva e credo convincente, ma pur sempre ipotesi, finché non si metterà mano al badile. Ci si convincerà allora (e lo faranno gli studiosi dell'architettura e dell'arte) che conoscere quali furono i restauri e i mutamenti condotti da Francesco in S. Damiano, al di là della pura curiosità, chiarirà il pensiero e la volontà del santo a riguardo dell'edilizia chiesastica del suo Ordine. Di conseguenza favorirà la lettura e l'intendimento delle origini e degli sviluppi dell'architettura sacra dei mendicanti nei secc. XIII e XIV, comprensiva anche delle piccole chiese degli innumerevoli conventini ed eremi sparsi nelle solitudini, sorti per la volontà e lo spirito degli autentici interpreti degli ideali del santo fondatore. Se nella ricerca delle tipologie delle chiese francescane ci si può lamentare « che nella quasi totalità dei casi i caratteri sono andati perduti o completamente modificati, a causa di sovrapposizioni architettoniche successive » [103], in un S. Damiano così recuperato si verrebbe ad acquisire il documento genuino ed intatto del primo progetto di Francesco. Si recupererebbe la matrice, per le chiese francescane, di quel modulo « congruente all'obbiettivo di uno spazio unitario dilatato e rarefatto, totalmente permeabile e aperto in ogni direzione, al quale aspira l'edilizia mendicante » [104].

[102] I. GATTI, La tomba di S. Francesco nei secoli, Assisi 1983.
[103] A. CONTI, Architettura degli Ordini Mendicanti in Umbria - Problemi di rilievo, in Chiese e conventi, 83.
[104] Ivi, C. BOZZONI, Le tipologie, 148.

Purtroppo oltre alla formulazione dell'ipotesi, non posso altro che suggerire interventi e verifiche da condurre sul monumento in parola, che data la sua mole modesta, non sono né molti né vistosi, almeno per quanto riguarda le verifiche essenziali.
  1. Si dovrebbe prima di tutto intervenire sotto il pavimento del coro ligneo cinquecentesco per cercare l'impiantito della cripta originale che, come s'è detto, dovrebbe essere a circa m. 1,20 sotto. Conducendo questo sondaggio si dovrà esaminare il materiale di riporto impiegato per rialzare il piano del coro; materiale che, ne sono sicuro, si rivelerà di grande interesse, se vi fu accumulato, come è da credere, al momento della trasformazione della chiesa operata da Francesco. L'intervento ottimale dovrebbe spingersi fino all'altezza dell'altare, qualora le prime indagini si riveleranno incoraggianti. Questa seconda fase non è però indispensabile.
  2. Un altro intervento si dovrà condurre sotto la facciata per esplorarne l'impianto. Neppure questo lavoro si presenta difficile, in quanto esiste già un cunicolo praticabile dalla parte dell'orto di cui però i muri sono coperti d'intonaco.
  3. Dietro l'altare dell'Oratorio di S. Chiara si dovrà vedere se il catino dell'abside inferiore (chiesa) è legato strutturalmente con il tessuto dell'esedra che sale, o gli è stato solo addossato.
  4. Da controllare la pellicola pittorica dell'affresco della Madonna nel catino dell'abside inferiore: continua essa nella raffigurazione dei due candelieri affrescati ai lati del comunichino sottostante (di cui conosciamo approssimativamente il tempo), o si tratta di due strati diversi? Quale allora dei due è sovrapposto all'altro? Si verrebbe così a stabilire il periodo dell'affresco con una datazione abbastanza precisa.
  5. Esaminare l'arco che sovrasta il rosone della facciata dall'interno, per vedere se fu eseguito in mattoni, come il controarco fuoriuscente sul dormitorio di S. Chiara, o invece è in pietra come quello sottostante teso sopra la porta della chiesa, sicuramente da far risalire almeno al tempo di trasformazione ipotizzata.
Questi accertamenti sarebbero già largamente sufficienti per verificare l'attendibilità, anzi la verità dell'ipotesi qui proposta; ipotesi che spero darà un contributo non spregievole alla storiografia francescana. E la verità susciterà nuovo motivo di ammirazione per il santo di Assisi che non finisce mai di stupire: lo stupore di costatare che fin dalla sua prima conversione concepì un'idea nuova e diversa di fare comunità ecclesiale: un'unica famiglia di figli di Dio, raccolta, come i primi cristiani delle catacombe, in un unico spazio sgombro di ripiani gerarchici, di gradini e transenne, dove la preghiera dei singoli potesse raccogliersi, come nuvola d'incenso in soave profumo a Dio, nel calore di una nuova fraternità cristiana.