Capitolo 2 - Cenni sulle chiesette romaniche


La Chiesa di Santa Margherita, assieme alle pregevoli tombe annesse, è senza dubbio uno dei più mirabili e dei più bei monumenti antichi di Bisceglie. Un vero gioiello dell’arte medioevale pugliese che, assieme alle numerose costruzioni dell’epoca, sparse nella nostra regione, stanno a dimostrare ancora, dopo tanti secoli, la semplicità, l’austerità e la bellezza infusa nella pietra dallo scalpello dei nostri antichi maestri. Si può quindi affermare, con molta probabilità, che nella nostra Puglia Antica, le “scuole architettoniche” perseguivano un intento evolutivo mirato ad un particolare tipo di “modello architettonico”. Infatti, numerose sono le chiese battezzate in Puglia nel XII secolo che rientrano nel “modello”, molto diffuso in quel periodo, di “chiese a cupola in asse”, caratterizzate dall’impiego di una o tre cupole.
In effetti, esaminando i modelli di chiesa a cupola che ancora sopravvivono nel nostro territorio e quelli di cui si ha notizia (ma risultano demoliti o trasformati), si è potuto stabilire che la maggior parte di essi ammettono delle articolazioni planimetriche e spaziali, nonchè dei parametri costruttivi, che fanno capo perlomeno a tre “linguaggi architettonici” principali, ossia tre “scuole di redattori”.
La chiesa di Santa Margherita rientra in effetti in uno di questi “linguaggi architettonici”. Per la precisione si inserisce in quel linguaggio che ha maggiormente prodotto modelli di modeste dimensioni, caratterizzati da un assetto spaziale ottenuto tramite l’assemblaggio del “modello volumetrico” coperto a cupola, di chiara derivazione romana. Quest’ultimo ha la particolarità di fruire di una maggiore lunghezza dei fornici disposti sull’asse longitudinale. Inoltre, queste costruzioni religiose sono realizzate con una certa corrispondenza biunivoca: ad ogni addendo della conformazione interna corrisponde una precisa sagoma esterna. Le strutture di copertura, spesso con volte a botte, disposte sull’asse longitudinale hanno come riscontro tetti a due falde, quelle dell’asse trasversale hanno tetti ad una falda e, talvolta, anche tetti a due falde. Esternamente la cupola si evince tramite un tiburio di forma piramidale, mentre l’abside ha il semicilindo aggettante dalla parete absidale. L’articolazione spaziale interna, delle fabbriche rientranti in questa categoria, ha indotto molti studiosi a classificarle con la nomenclatura di “chiese con schema a croce contratta”, il cui braccio longitudinale è coperto da volte a botte che scaricano sulle pareti d’ambito. Il braccio traverso, evidenziato esternamente da un tetto a una o due piccole falde, è ridotto internamente alla semplice profondità di due arconi di sostegno della cupola. La chiesa di Santa Margherita deve essere considerata come l’espressione più importante dell’applicazione ed evoluzione di questo “linguaggio architettonico”.


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