PALAZZO DI CITTA'

ABBELLIMENTO DEL PALAZZO DI CITTA ED AMPLIAMENTO DELLO SPAZIO A DISPOSIZIONE DEGLI UFFICI.

Nel 1874 si ricominciò a parlare della sistemazione dell'ala destra del teatro. All'Ing. Giorgio De Vincentis fu conferito l'incarico di progettare la ruota, ossia la disposizione dei 40 seggi dei consiglieri nella sala consiliare. Al progetto ne fu allegato un altro in cui l'ingegnere prevedeva di disporre la Sala Consiliare (detta allora Gran Sala del Teatro) nello spazio che si sarebbe potuto ricavare dalle due salette ad essa attigue separando i muri divisori. La gara per la realizzazione fu vinta qualche anno dopo da un artigiano di nome Giuseppe Giannelli, che provvide anche alla costruzione di una pedana in sette pezzi fatta di tavole di abete di corinto, dell'estensione di 60,05 mq su cui poggiare gli stalli. Lo stesso Giannelli scolpì lo stemma in legno della città alla modica cifra di 100 lire, che ancora oggi adorna la Sala Consiliare. Gli stalli e le poltrone invece furono utilizzati sino al 1970.
Si fa rilevare che gli ambienti del nuovo Palazzo Municipale venivano illuminati mediante braccioli a gas fissati nel muro del vano scala, lampieri di bronzo a tre braccioli a gas con i rispettivi globi di cristallo smerigliato nella sala di entrata degli uffici (cioË quella a cui tuttora si accede dallo scalone principale), un lampione di bronzo con sei braccioli a gas con le rispettive campane di porcellana e tubi di cristallo nella sala di aspetto (l'attuale anticamera da cui si accede al Gabinetto del Sindaco). Le lampade erano alimentate da tubi di piombo. La sala in cui attualmente si riunisce la Giunta era illuminata da un lampiere di cristallo con ornamenti d'iride, senza globi e con alcuni prismi mancanti. Nella sala del Consiglio c'erano lampieri di bronzo dorato, uno a dieci braccioli e gli altri due a cinque, sempre con globi di cristallo smerigliato.
Nel 1884 fu avvertita l'esigenza di rifare il pavimento della Sala Consiliare che si era logorato e ridotto in pessimo stato (la sala veniva infatti utilizzata per i bouffet dei veglioni del Teatro e altre riunioni pubbliche). L'8 Ottobre 1884 fu collaudato il nuovo pavimento in marmo, su una superficie di 100 mq. Sino al 1888, inoltre, la sala presentava un solaio posticcio molto pi basso di quello attuale. Sicchè l'ufficio tecnico per esigenze di decoro e di miglioramento dell'acustica (dalla relazione dell'UT si legge infatti che: "la volta assai bassa, in rapporto alle simensioni di larghezza e lunghezza dell'aula, tiene oppresse e schiacciate le onde sonore, impedendone la diffusione uniforme ed armonica. Per queste ragioni, si è progettato di demolire la volta apparente che copre la sala, e sostituirvi la covertura di tela appoggiata al reticolato in legno il quale alla sua volta verrà fissato all'impalcatura del sovrastante solaio, aumentando così di molto l'attuale altezza dell'aula."
Il lavoro trovava un'ulteriore giustificazione nella necessità di restaurare il condotto della acque piovane nell'angolo sud orientale della sala. Per questa ragione si previde di collocare la tela invece di ricostruire la volta. La relazione così continua:"si é progettato perciò di costruire alla volta la tela, e di dipingere artisticamente (ma con la massima economia) il plafone e le pareti."

SOPRAELEVAZIONE E COMPLETAMENTO DELL'EDIFICIO.

Fino ai primi anni del Novecento l'ala destra del teatro si estendeva ancora su un piano soltanto pur dando all'esterno l'impressione con i finti finestroni costruiti nel 1867, di essere un edificio di due piani. Nel nuovo secolo tuttavia, l'espansione demografica della città (dagli 83.000 ab del 1901 in soli dieci anni si passò a 103.000) determinò un incremento delle esigenze degli uffici che abbisognavano di spazi più ampi e comodi per il personale municipale e il pubblico; ci fu addirittura chi ventilò l'ipotesi di costruire un nuovo Palazzo di Città nel luogo ove attualmente sorge il Circolo degli Ufficiali in Via Cairoli mentre altri più realisti si limitarono a proporre la sopraelevazione del Palazzo di Città in modo da uniformare l'ala destra dell'edificio con quella sinistra, in cui di recente si era insediato il Palazzo di Città.
Un primo progetto in tale direzione fu redatto, su richiesta del Sindaco, dall'Ing. Capo del Comune nel 1896, anche se levento non ebbe seguito. L'ipotesi di edificare un ulteriore Palazzo di Città fu presto scartata per due ragioni: quella economica in primis, e poi per la distanza notevole dalla Regia Prefettura. L'ipotesi della sopraelevazione, d'altro canto incontrò qualche difficoltà per la presenza di lesioni nel fabbricato di Via Roberto Da Bari. Dopo accurate indagini, però, l'Ufficio Tecnico concluse che la sopraelevazione era possibile. Nella sostanza il progetto prevedeva la modifica delle volte di copertura di alcuni locali del primo piano, ossia l'abbattimento delle medesime e la sostituzione con solai di ferro, appoggiati ai muri perimetrali preesistenti, alti fino al secondo piano e completi di cornicioni e di vani finti, per ragioni di euritmia architettonica dell'intero isolato del palazzo di città. Su questi nuovi solai sarebbero stati collocati i nuovi ambienti, illuminati dai finestroni finti disposti in precedenza. Il progetto e la relativa spesa furono esaminati dalla Giunta nel 1913 ma approvati completamente soltanto nella riunione del 28 Gennaio 1914; Il lavoro fu effettuato, secondo i termini previsti dal regolamento, entro 90 gg. nonostante le difficoltà oggettive del lavoro stesso ed uno sciopero dei lavoratori. A fine lavori il secondo piano finto coi finestroni posticci rimaneva solamente lungo il lato di Corso Vittorio Emanuele, fino all'inizio dello spigolo con Via Roberto da Bari, ove é tuttora visibile. Nel frattempo il Cavalier Pasi, inviato a Bari come Commissario straordinario ordinò la redazione di un progetto per il trasferimento dal primo piano al piano terra degli Uffici di Stato Civile, Anagrafe, Leva, Liste Elettorali ed Archivio. L'esecuzione fu affidata a trattativa privata all'impresa Matteo Ricco, che si stava occupando anche della sopraelevazione di cui sopra. Questa iniziativa incontrò delle difficoltà nella forte opposizione di Giuseppe Colaianni che possedeva una sala da barba di lusso (al Barione) proprio al piano terra dell'edificio accanto all'entrata e che si opponeva alla disdetta del contratto di locazione da parte del comune.

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