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Essendosi mostrata troppo pericolosa la residenza di monasteri di donne nel contado, venne in questo tempo stabilito che tutte le monache dei dintorni di Assisi si trasferissero entro le mura della città. E così tre anni appresso la morte di S. Chiara, anche le monache di S. Damiano dovettero abbandonare la loro cara dimora e andarono ad abitare il nuovo monastero di S. Giorgio, presso il sepolcro della loro Madre. Quanto a S.Damiano - come sappiamo dal laudo già riferito del card. Giovanni di S. Lorenzo in Lucina - il vescovo d'Assisi nel I257 ne reclamò la proprietà; ma è da credere che dal venerando luogo non venissero allontanati quei frati minori che già vi abitavano in servizio delle monache, tanto più che nella cattedra d'Assisi, dal 1250 sedettero successivamente tre vescovi e tutti e tre francescani, i quali non potevano mostrarsi ostili ai loro confratelli. É un'opinione legittima, appoggiata su documenti dello stesso secolo XIII, i quali diventano numerosi sul principio del secolo XIV. Parecchi di tali documenti contengono lasciti di pie persone per lavori di restauro; così il testamento d'un tal Vannis Bonioannis che lega quatuor libras denariorum parvorum, pro opere della chiesa di S. Damiano. I lavori fatti in questo tempo dovettero comprendere anche qualche tratto di convento per abitazione dei frati, ma non sapremmo dir quale. Con maggior sicurezza si può riportare agli inizi del sec. XIV il tentativo di decorazione della chiesa, del quale abbiamo un buon saggio, stile giottesco, sulle pareti anteriori presso la finestra del danaro, e forse a quest'epoca rimontano pure le pitture dell'oratorio di S. Chiara. Verso il 1300, S. Damiano era già convento formale, poichè il suo superiore è nominato Guardianus; nel I332 era Guardiano il P. Francesco Bartoli, di cui è il Tractatus De Indulgentia S. M. de Portiuncula, ove si leggono tante notizie interessanti anche il nostro convento.

Sullo scorcio del sec. XIV, S. Damiano era divenuto il centro di quel vasto movimento di riforma, compiutosi nell'Ordine ad opera di Fra Paoluccio Trinci: ciò si rileva dal fatto che nell'Archivio del convento sono conservati quasi tutti gli originali delle Bolle pontificie e delle varie Lettere di concessione dei Ministri Generali e Provinciali al nominato Fra Paoluccio. In una di tali Lettere - del P. Matteo d'Amelia, I2 settembre I380 - fra i dodici conventi che hanno accettato la giurisdizione del Trinci si trova pure nominato quello di S. Damiano. L'anno 1402, morì in questo convento il B. Savino da Campello, compagno del B. Paoluccio. Uscito dalla nobile famiglia di tal nome e parente della B. Cecca di Campello, la quale illustrò colla sua pietà i santuari d'Assisi e quivi morì nel I348, il B. Savino ancor giovine abbandonò il fasto del mondo e seguì il suo amico Trinci, da cui prese l'abito nel I370. Visse alcun tempo nel convento di Pissignano, poco distante dalla sua patria, indi si trasferì a S. Damiano, dove finì i suoi giorni in gran fama di santità: il suo corpo riposa verosimilmente nell'antico sepolcreto delle monache. Più celebre è il nome del suo quasi contemporaneo B. Antonio da Stroncone. Questi trascorse gran parte della sua vita nel convento delle Carceri, ma ebbe in S. Damiano sepolcro glorioso. Dopo la sua morte, avvenuta il 7 febbraio 1473, essendo stato deposto il suo corpo nel sepolcro comune dei frati, fu vista sopra quello agitarsi una fiamma, creduta indizio della gran santità del Servo di Dio. Laonde i religiosi curarono che fosse rimosso di là il venerato cadavere, il quale fu poi collocato in un'urna sull'altarino della parete sinistra della chiesa, ove restò sino all'anno I809, quando venne trafugato e nascostamente trasportato a Stroncone dagli uomini e dai frati di quel paese. Il sepolcro della famiglia religiosa trovavasi, come trovasi al presente, presso il presbiterio, ma un tempo era ricoperto da una bella pietra di marmo rosa, su cui leggevasi in caratteri gotici scolpita la seguente iscrizione: Almi rectori primi conventus stimate pleni - Franciscus Custos ex Putio patre creatus - Assisi fecit sepulchrum hoc fabricari - Anno milleno quatuor centeno deceno seno - cum multa reparaverit hic ruitura. Il P. Francesco Pucci, del quale si parla nell'iscrizione, fu Custode del Sacro Convento di Assisi (S. Francesco); ciò che può dimostrare che la nuova Provincia dell'Osservanza non era ancora distaccata dall'antica Provincia Serafica.

Oltre il B. Savino da Campello e il B. Antonio da Stroncone quasi tutti i grandi santi dell'Ordine che fiorirono nel sec. XV ebbero devota consuetudine in S. Damiano. S. Giacomo dalla Marca si trovò presente alla ricognizione del corpo del B. Antonio; S. Bernardino da Siena, Vicario dell'Osservanza, datava le sue lettere da S. Damiano; i1 B. Bernardino da Feltre accolse in questo convento una solenne deputazione dei Signori e Priori d'Assisi, che ricevettero da lui salutari consigli per mantenere la pace e promuovere il bene, segnatamente i Monti di Pietà, la benefica istituzione francescana già recata in Assisi da Fra Fortunato Còppoli, il quale era pure un frate del nostro convento. Ma un triste avvenimento di questo secolo (XV) sembra gettare un po' d'ombra sulla nostra storia; ed è la permanenza in S. Damiano di Niccolò Piccinino, il quale durante il celebre assedio di Assisi del 1442 aveva fatto di S. Damiano il suo quartier generale. Il buon Cristofani ha parole molto amare per l'autore e i complici delle stragi di Assisi, avvenute dopo l'espugnazione della città; ma nessuna ombra può derivare da quel triste fatto a S. Damiano, nessun biasimo ai frati, i quali ebbero - forse prima degli altri - a subire la prepotenza del feroce capitano di ventura.

Per la importanza e la fama che andava sempre più acquistando il convento, nel sec. XVI bisognò pensare all'ampliamento del locale, divenuto necessario dacchè i religiosi che quivi abitavano intendevano rispettare le antiche memorie: cura veramente singolare, che attesta in quei frati un animo delicato e consapevole del tesoro che possedevano, e tanto più encomiabile, quanto fu più rara in ogni tempo la cura della conservazione di opere antiche, particolarmente di quelle che non abbiano apparenza di grandezza e di splendore. Per non deturpare con sacrileghi adattamenti quelle mura che erano state cementate dai sudori di S. Francesco, convenne fabbricare di nuovo; e fu così che sorsero fra il sec. XVI e XVII i due dormitori formanti quadrato coll'antico edificio, cioè colla chiesa e l'infermeria di S. Chiara. Anche il nuovo coro dei religiosi, appoggiato all'abside della chiesa, reca la data di costruzione, anno I504. A questo periodo di tempo si deve riportare la costruzione o l'adattamento della cappella di S. Girolamo (fianco destro della chiesa), almeno a quanto ne suggerisce l'iscrizione che si legge in un magnifico affresco di quella cappella, dipinto da Tiberio d'Assisi l'anno 1517. Una supplica, rinvenuta tra le carte d'archivio del Comune d'Assisi e riferita dal Cristofani, ci fa sapere che i religiosi di S. Damiano vollero nel 1535 costruire la cappella del Crocifisso, attigua a quella di S. Girolamo, per la quale opera il Comune concesse benignamente la somma di 10 fiorini d'oro. Il Crocifisso che vi fu allora collocato non è quel miracoloso simulacro che vi si venera attualmente, ma un altro più antico e assai pregevole, il quale si trova ora a capo del dormitorio dell'infermeria, presso la cella del P. Guardiano. Verso il I500, dovette pure esser portato a termine l'acquedotto, che scende dal Subasio e, passando per gli orti di S. Damiano, discende a S. Maria degli Angeli. &laqno;Da detto condotto li frati de S. Damiano ne pigliano quanto gli fa bisogno, senza esser impediti per giustizia dalli frati della Madonna» La costruzione dell'acquedotto venne intrapresa nel I486 a spese di Lorenzo de' Medici, per fornire d'acqua il convento e il paese di S. Maria degli Angeli.

Nel sec. XVII, e precisamente nel 1639, S. Damiano passò a dignità di primo convento di Provincia (già dal 1604 apparteneva alla Custodia Riformata) onore che prima di questo tempo era stato riserbato ai grandi conventi di S. Francesco e di S. Maria degli Angeli. D'ora innanzi la storia di S. Damiano s'identifica in gran parte colla storia della Provincia Serafica Riformata; ma noi c'interesseremo soltanto alle memorie del convento e rimandiamo pei dati generali ad altra parte di questo libro. Ricorderemo soltanto che i primi religiosi Riformati di S. Damiano vivevano in tanta esemplarità, che il Papa non volle concedere questo ed altri conventi d'Assisi ai Padri Cappuccini, allora potentissimi, i quali ne facevano domanda, giudicando tali conventi molto a proposito per la vita eremitica che intendevano di stabilirvi. Si può consultare la II Parte di questo volume, e si vedrà che non pochi dei religiosi che illustrarono colla loro santità la nostra Serafica Provincia vissero più o men lungamente a S. Damiano.

Se noi ora volessimo aumentare le pagine di questo libro, non avremmo che a trascrivere dalla Cronaca conventuale più volte citata; la quale incomincia verso il 1600 e diventa diffusa per questi ultimi secoli. Ma esprimiamo il voto che l'umile Cronaca sia piuttosto pubblicata integralmente: noi vi abbiamo riconosciuto tale una sicurezza di dati, un così fine criterio di osservazione nei fatti generali e particolari, che assicurerebbero a questo libro un posto fra le migliori cronache francescane.

L'avvenimento più importante del sec. XVII fu per il nostro convento la collocazione del nuovo miracoloso Crocifisso nella cappella già costruita il secolo innanzi. Il fatto è lungamente narrato nella citata Cronaca, e noi lo riferiremo succintamente. L'anno 1637 trovandosi in Roma il P. Ascanio d'Assisi, Procuratore generale della Riforma, conobbe un certo fra Innocenzo da Palermo, ottimo religioso, maestro scultore in legno, particolarmente d'immagini di Crocifissi. Il detto P. Ascanio aveva visto uno di tali Crocifissi nel convento di S. Francesco a Ripa, e trovatolo bellissimo, pensò di farne costruire uno simile per S. Damiano; e ottenne che fra Innocenzo fosse mandato a questo scopo in Assisi. &laqno;Il frate obbediente venne, e d'un semplice legno di pioppo tagliato a Castelnuovo, nella vicina pianura, diede subito principio a quest'opera santa. Ed era sì grande la sua divozione in questo esercizio, che ogni mattina all'alba udiva la Santa Messa et riceveva il Santissimo; e poi serrato nella stanza della foresteria lavorava con suo compagno, e finì in tutto e per tutto questa santa Immagine in nove giorni soli, con istupore e meraviglia di tutti. Cominciossi l'opera a divulgare e concorrevano gentiluomini et ogni sorta di persone per vederlo; e ognuno restava pieno di meraviglia e divozione per esser cosa nuova, con tante piaghe e ferite etc.». Narra la tradizione conventuale che il buon laico, avendo quasi ultimato il suo lavoro, si trovò in grande perplessità quanto alla testa. Ricorse perciò all'orazione; e una mattina, entrando nella detta stanza, trovò la testa compiuta ad opera di Angeli. Ma se il Crocifisso di S. Damiano non è opera angelica, è tuttavia un capolavoro. Nella sua testa addolorata, divina, si rappresenta l'attimo fuggente che è il passaggio dalla vita alla morte, sicchè ti sembra vivo, morto o moribondo, a seconda del luogo o del modo come si riguarda. Nella moltiplicità e vivezza delle sue piaghe, l'artista si è ispirato alle rivelazioni di S. Brigida; e quando fu esposta al pubblico la sacra Immagine, fece tale impressione da eccitare le preoccupazioni del Santo Uffizio, il quale si dovette occupare di questa causa. Ma non est consilium contra Dominum, esclama il nostro cronista. Rimesso il giudizio al Vescovo diocesano, permise che il mirabile Crocifisso venisse esposto alla pubblica venerazione, prima nel coro di S. Chiara, poscia nel 1640 nella cappella dove si venerava l'altro Crocifisso che ora si trova nell'Infermeria di S. Chiara. La devozione dei fedeli per il nuovo Crocifisso di S. Damiano andò sempre aumentando; e nelle pubbliche calamità e nei maggiori bisogni si ricorse non inutilmente alla sua valida protezione. Sono rimasti celebri negli Annali della città di Assisi i pellegrinaggi di penitenza che avvennero in S. Damiano, segnatamente negli anni I853 e I855, nei quali il santo Simulacro venne portato in processione ed esposto nella cattedrale; e in queste circostanze si ebbero a registrare vari miracoli.

Altro avvenimento d'importanza per il convento di S. Damiano fu l'approvazione del culto reso ab immemorabili al B. Antonio da Stroncone, avvenuta l'anno 1687; e in tale occasione si fecero grandi feste nella chiesa del convento e nella città d'Assisi. Una solenne processione votiva fu decretata nel 1644 dal Comune di Assisi per il 22 giugno, giorno presumibilmente anniversario della liberazione della città dalle orde saracene, fugate per le preghiere di S. Chiara: i Magistrati del Comune, il Capitolo della Cattedrale e tutte le Confraternite della città sogliono intervenire ad onore in questa processione al convento di S. Damiano.

Fatti di minore importanza sono registrati nella Cronaca conventuale tra il sec. XVII e XVIII: nel 1610 fu costruita la cappella di S. Carlo per comodità dei pellegrini del Perdono, i quali vi si raccoglievano per fare la santa confessione e comunione. Questa cappella, che si trovava sul lato destro del porticato esterno della chiesa, venne demolita per fabbricarvi sopra la biblioteca del convento, l'anno 1840. Un prelato ravennate, Antonio Strozzi, già Prefetto di Norcia e poi d'Assisi, curò nel 1616 l'erezione d'un pregevole altare in legno nel coro di S. Chiara, poi traslocato nel Dormitorio della Santa: questo prelato si fece frate minore nella nostra Provincia, fu Vicario generale della Riforma e commissario e visitatore Apostolico in Polonia. &laqno;L'anno 1713 osservando li frati che i travi che sostenevano il soffitto e tetto del Dormitorio di Santa Chiara erano fracidi e temendo che cadesse il soffitto, si rinnovò li travi ecc. ». Poco appresso anche il piccolo campanile, che si trovava sopra l'antica facciata, minacciando rovina, convenne rifarlo, ma si ebbe l'infelice idea di cambiargli posizione e fu costruito sul fianco destro del coro. Dopo la prima soppressione francese, nella quale il convento ebbe a soffrire qualche danno, ma non venne totalmente abbandonato, S. Damiano tornò a un tale splendore di vita religiosa, quale forse non si era più vista fra le sue mura dopo la morte di S. Chiara. Oltre alle istituzioni generali di Sacra Eloquenza, Teologia e Filosofia, ove affluivano lettori e studenti di tutto l'Ordine, vi rifiorì straordinariamente l'osservanza e la disciplina, talchè &laqno;non v'era altra famiglia religiosa in tutti i dintorni - dice il Cristofani - che potesse competere di virtù e di cultura con quella di S. Damiano. E ben si vide quando nell'anno 1856 una grandissima epidemia infieriva nel nostro contado, chè non potendo i parroci per la moltiplicità dei casi prestarsi a tutti i moribondi, i frati di S. Damiano, non curanti della propria vita per la salute dei prossimi, corsero lietamente ovunque il chiedeva il bisogno, largendo agli infelici derelitti di ogni umano soccorso le consolazioni celesti »

Poichè in questo tempo era venuta accrescendosi anche in numero la famiglia religiosa, si dovettero di nuovo ampliare i locali: si costruì il professorio dei chierici e il nuovo appartamento della Curia provincializia (1821-28), al posto dove sorgeva una loggia a riparo delle substruzioni adiacenti sul fianco sinistro della chiesa, cioè sopra le cappelle di S. Girolamo e del Crocifisso. Nel 1851 si fabbricò l'ultimo braccio di convento di fronte all'antica infermeria (levante), e nel piano inferiore fu stabilito un laboratorio o lanificio per confezionare gli abiti dei frati. Restò memorabile per S. Damiano il guardianato del P. Luigi Visconti da Terni (1840-46), i1 quale curò straordinariamente il culto del Santuario e dotò la sacrestia di preziosi arredi sacri.

I rivolgimenti politici che ebbero luogo in Italia verso la metà del sec. XIX segnarono una pagina dolorosa per gli Ordini regolari. A seguito della legge di soppressione applicata molto rigorosamente nell'Umbria nel 1866, S. Damiano, come tanti altri illustri conventi e monasteri, restò per alcuni anni quasi deserto; e non fu permesso che vi rimanessero più di due religiosi a custodia del sacro luogo. Ma il doloroso avvenimento non fece che destare, o piuttosto aumentare la pietà e l'interesse del mondo cattolico per il grande Santuario francescano. Un nobilissimo signore inglese, Lord Ripon, già Vicerè delle Indie, ne prese a cuore la sorte e lo riscattò dal governo italiano l'anno, 1878. Il glorioso convento rivide i suoi antichi abitatori zelanti e numerosi come in passato &laqno;a continuare quell'apostolato di bene e di dottrina, onde i figli di S. Francesco meritarono in ogni tempo e in qualsiasi contrada di esser salutati la più valente ed operosa milizia della Chiesa cattolica».

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