IL NODO FERROVIARIO


Nell'Aprile del '65 Quaroni, in una relazione tecnica alla Consulta, presentò le idee generali del suo piano, che fu accolto con entusiasmo tranne che per il punto del nodo ferroviario su cui si disse che era necessario un "approfondimento", conferendo a tale risposta il sapore di un "no" diplomatico.

La giunta comunale, infatti, nel Dicembre del '66, propose a Quaroni di prevedere una soluzione alternativa allo spostamento della sede ferroviaria, ma il progettista rifiutò tale suggerimento.

Nel Gennaio del '67 la Consulta, concluso l'esame del piano lo approvò unanime; alla votazione però non partecipò ne il Sindaco ne la Democrazia Cristiana che lamentò una insufficiente rappresentanza all'interno della Consulta. Il 31 Marzo del '67 Quaroni avrebbe dovuto consegnare il piano, ma secondo la giunta, molte questioni erano rimaste ancora aperte e quindi fu necessario interpellare ministeri competenti ed università.

La maggioranza così pian piano, da una posizione fondamentalmente concorde con la proposta del progettista, iniziò ad allontanarsene dato il suo scarso peso nella programmazione urbanistica concreta della città.

Nel Luglio del '67 si tenne una lunga seduta del consiglio e Quaroni vedendo minacciato il suo intero progetto, diventò più possibilista circa il problema della ferrovia, dicendo che il suo spostamento sarebbe stato necessario quando Bari avrebbe avuto 500.000 abitanti.

Dopo aver presentato uno schema di P.R. nell'Aprile del '68, il vero Piano Regolatore Generale di Bari redatto da Ludovico Quaroni fu finalmente illustrato, dallo stesso progettista, alla giunta nell'Ottobre dello stesso anno.

Il discorso centrale del piano era la nuova sistemazione prevista per la stazione ferroviaria. Il compartimento viaggiatori veniva spostato perpendicolarmente a quello attuale all'altezza di via Brigata Regina, eliminando casi la "cintura di ferro" e ricavando nello spazio così ricavato un'area per la ricucitura tra il borgo murattiano la zona d'espansione. Dopo un primo periodo d'entusiasmo, sorsero le prime perplessità, che spinsero la Consulta a nominare un Comitato di tecnici che verificasse la realizzabilità delle scelte urbanistiche proposte da Quaroni.

L'assessore all'urbanistica Daloiso fu il primo dell'amministrazione comunale ad ammettere al necessità di una attenta verifica.

Nel Febbraio del 1969 si tenne a Roma, presso il Ministero dei Lavori Pubblici, una riunione presieduta dal ministro Mancini ed esclusivamente dedicata al problema dello spostamento della ferrovia. In questa seduta venne rivalutata la proposta di Quaroni, confermando che la scelta dello spostamento della stazione, connessa con una riorganizzazione dell'intero sistema di trasporto, sarebbe stata una giusta soluzione.

Questa decisione fu però smentita da una seconda riunione con i tecnici delle F.S. che bocciavano completamente la proposta avanzata nel piano regolatore.

Nel maggio 1969 la Consulta si riunì in una seduta alla quale partecipò lo stesso Quaroni. Furono avanzate molte perplessità sul progetto, e in particolare da due consulenti, i proff. Clerici e Stagni, i quali posero l'attenzione sulla questione del nodo ferroviario.

L'alternativa proposta fu quella di interrare i binari in più punti e di creare diverse stazioni delle quali quella centrale sarebbe stata sotterranea.

Il primo Luglio 1969 si assistette ad una nuova idea prevedeva l'interramento completo della ferrovia con collegamenti stradali sovrastanti tra le due parti della città e la realizzazione di un asse di scorrimento.

Nonostante tale proposta, il 13 Novembre dello stessa anno, i progettisti del piano presentarono una soluzione analoga che, oltre all'interramento dei binari (nella zona centrale dell'abitato) e della stazione (posizionata all'altezza di Via Q. Sella), prevedeva:

Anche tale proposta rimase in sospeso, del resto come tutte le altre presentate in quegli anni, ma non tardarono a venire i primi dissensi che scongiurassero la sua eventuale messa in opera

Il 1971 fu l'anno di aspre critiche all'ormai tartassato piano Quaroni. Dopo sei anni di lavoro, il progetto era ancora allo stato di bozza, dato che veniva discusso e cambiato durante la sua stesura.

Furono sopratutto i ferrovieri della stazione centrale che stesero un documento ufficiale nel quale si evidenziavano la preoccupazione di dover affrontare un lavoro maggiormente estenuante all'interno di un enorme fossato, e quindi sottolineavano la loro contraria opinione sulla possibilità di interrare la stazione.

Solamente nel 1976 il P.R.G. di Ludovico Quaroni fu approvato e reso operante col decreto di approvazione regionale. Tutte le possibilità, prese in considerazione sul nodo ferroviario, rimasero teorie sempre discusse ma mai analizzate con un reale intento di attuazione pratica.

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