IL CERCHIO DI FERRO: SUPERAMENTO O SPOSTAMENTO

      L'apertura del nuovo tronco ferroviario Bari-Locorotondo propose il problema ormai ingigantito durante gli ultimi anni dell'amministrazione Re David. La società concessionaria inglese "The Subventioned" sottopose al comune il progetto di costruzione di un sottopassaggio in via De Giosa "precisamente com'è a Roma, a Firenze, a Torino ed in mille altre città nelle quali la ferrovia entra nell'abitato" ("L'Uovo di Colombo", a.ll°, n.4, 22/1/1999).

      Tale proposta trovò il consenso del sindaco Re David, ma ripropose con forza l'intera questione dell'ubicazione della stazione. Il commissario straordinario Colucci succeduto all'amministrazione Re David costituì una commissione per esaminare tale progetto che fu però dichiarato nocivo per gli interessi della città.

      L'Associazione Commerciale e la Camera di Commercio indissero uncomizio popolare nel quale fu nominato un comitato permanente di studio delle varie proposte. Quasi tutte le proposte che vennero sottoposte al comitato permanente fecero scaturire accese discussioni in consiglio comunale e tra la popolazione stessa, fenomeno che ribadì la profonda avversione per il "cerchio di ferro" che cingeva lacittà da tutti i lati, bloccandone l'espansione e la convinzione che qualsiasi opera insufficiente, come la costruzione di cavalcavia di sottovia fosse una bruttura architettonica definita in consiglio comunale come "la negazione dell'arte antro, imbuto"

      Nonostante furono sempre sbandierate queste motivazioni ufficiali in realtà furono soprattutto gli aspetti economici della vicenda della stessa oligarchia dominante che si spaccò in due netti gruppi: uno formato prevalentemente dai ceti commercianti che, essendo interessati ai traffici marittimi, era favorevole allo spostament della stazione in maniera tale ottenere un più agevole collegamento con il porto. Essi auspicavano una stazione "centrale e di facile accesso" che non impedisse in alcuna maniera lo sviluppo urbano.

      Poco credito si concedeva alla tesi di chi proponeva lo spostamento più a sud, poiché prevedendo una probabile espansione della città verso quella parte, non si sarebbe fatto altro che rinviare il problema di qualche anno.Ciò che invece sembrava una giusta soluzione era la possibilità di ubicare l'edificio viaggiatori sui suoli della colmata di S.Vito ad occidente della città nei pressi del castello.

      L'unica difficoltà di tale progetto era quella del collegamento delle linee ferroviarie a sud-est, problema che venne risolto con la proposta di sventrare il centro storico e di costruire due sottopassaggi in direzione della via della Muraglia e del Fortino di S.Antonio, con la colmata del porto vecchio.

      In contrapposizione a questi progetti, emersi nel dibattito del1898 tra gli esponenti dell'Associazione commerciale e quelli della Camera di Commercio, nella città non erano mancati movimenti d'opinioni contrari alla scelta di un nuovo sito per la sede ferroviaria.

      Erano soprattutto gli esponenti dei ceti industriali e di quei commercianti, proprietari degli stabilimenti lungo la via ferroviaria, che avevano il timore di dover sostenere aggravi economici, per le spese di trasporto merci, ed inoltre di assistere allo svilimento del valore della proprietà.

      Decisi a non perdere i vantaggi acquisiti con la scelta della posizione della loro attività ottennero il sostegno del sindaco Re David, ed opponendosi vivamente ad ogni pregiudizio estetico, manifestavano il proprio favore all'apertura di un sottovia in via Cavour, affermando che il progresso tecnico non doveva essere ostacolato, ma che questi provvedimenti, utili alla viabilità cittadina, avrebbero adeguato Bari alle maggiori città italiane.

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