La fotogrammetria architettonica è una
tecnica che consente di rilevare le misure dell'organismo architettonico
dalle immagini fotografiche dello stesso. I principi su cui si
basa tale tecnica sono i seguenti: - un qualsiasi punto P della
superficie di un oggetto emette un fascio di raggi luminosi;
- uno di questi raggi, attraverso l'obiettivo della macchina
fotografica (identificato con il centro di proiezione), secondo una
traiettoria rettilinea, proietta l'immagine P1 del punto sulla superficie
sensibile; - invertendo il processo di proiezione, l'immagine
P1 del punto si proietta sul punto reale P; - ripetendo
l'esperienza con due macchine fotografiche, poste ad una certa distanza
(che chiamiamo "base"), i raggi proiettanti le immagini P1 e P2
del punto P si intersecano nel punto stesso. Nella figura
riportata è rappresentato lo schema geometrico di quello che comunemente
viene definito il "caso normale", in cui le superfici sensibili
sono complanari e gli assi ottici degli obiettivi sono perpendicolari ad
esse (e quindi paralleli tra loro). Sfruttando la similitudine
dei triangoli determinati dai raggi proiettanti il punto P, si trova una
corrispondenza biunivoca tra le coordinate (x,y,z) di P nel riferimento
cartesiano (O1,x,y,z) e le due coppie di coordinate (x1,z1), (x2,z2) delle
immagini P1 e P2 nei riferimenti (x1,z1) e (x2,z2) fissati sui due
fotogrammi. Come si vede, l'origine di ciascuno dei due
sistemi, esistenti sui fotogrammi, si trova nel punto di intersezione del
fotogramma con la perpendicolare condotta dal centro di proiezione alla
superficie del fotogramma stesso. Questo punto prende il nome di
"punto principale". Gli assi delle ascisse (x1 e x2) e delle
ordinate (z1 e z2) degli stessi sistemi, essendo l'immagine capovolta,
sono diretti rispettivamente verso sinistra e verso il basso. La distanza
C del centro di proiezione dalla superficie del fotogramma è detta
"distanza principale". Dalle formule riportate si
deduce inoltre che le coordinate (x,y,z) del punto P sono funzioni lineari
della base B. Pertanto se si mantengono inalterate le altre variabili
(x1,z1,x2,z2), il modello ottico steremetrico ottenuto ha la stessa scala
di rappresentazione della base, cioè aumentando o riducendo quest'ultima,
il modello si ingrandisce o si rimpicciolisce mantenendo le proporzioni
inalterate.
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