esame
del
contesto

NASCITA DELLA FIERA DEL LEVANTE

Il 6 settembre 1930 alle ore 10.05, Sua Maestà il Re varca l’ingresso monumentale della mostra e fra l’entusiasmo delirante della folla inaugura la prima Fiera del Levante.
Il sogno barese di avere una Fiera tutta sua, che desse lustro alla città, si perde nella notte dei tempi. E’ probabile che le prime manifestazioni fieristiche d’Italia si ebbero proprio in Puglia. Si ha notizia, infatti, di una Fiera a Bitonto fin dal 1197 e di un’altra a Barletta nel 1258. Successivamente furono istituite le Fiere di Bari, Gravina e Trani, grazie alla discreta prosperità portata dagli Svevi e dagli Angioini. La prima e la più importante Fiera di Bari si svolgeva dal 1 al 15 dicembre nel Capitolo di S. Nicola, in onore del Santo, già oggetto di culto. Per la Fiera del Capitolo venivano mercanti dalla Campania, Abruzzo, Molise e Basilicata oltre che da tutta la Puglia.
Poi, per centinaia di anni, tutto si perde nell’ombra medioevale. Con l’arrivo dei francesi e la lungimiranza di Murat, fu Giovanni Chiaia, presidente della Società Economica, ad organizzare nel 1841, la prima mostra provinciale con intento promozionale ma lo scarso incorggiamento che dava il Governo, i pochi mezzi di cui disponeva la Società Economica ed i rivolgimenti politici che turbavano il Reame impedirono il prodursi di frutti migliori.
Tuttavia, nel 1858, in un rapporto inviato al Console generale dell’Austria sulla convenienza di approdo di un vapore del Lloyd austriaco nel porto di Bari, si legge: Fra tutte le città del Reame di Napoli, che l’Adriatico bagna, Bari siede la più fiorente, è popolata da 30mila abitanti e meglio. Avendo dall’un dei lati la Puglia di Capitanata, dall’altra quella di Lecce, ed a tergo la provincia di Basilicata. Bari è centro dell’industria di terra cotanto feconda, e guarda veggente e speranzosa dell’avvenire, il Levante! Eccola lì, la parola magica, apparire per la prima volta. Tre nuove esposizioni, nel 1871, 1880 e 1886 non ottennero molti successi ma già Martino Cassano spronava commercianti ed amministratori: E’ con questi slanci che Bari può avere l’orgoglio di mettersi nel novero delle grandi città! Ma soltanto nel 1900 ci si convince dell’utilità di avere una Fiera permanente. L’esposizione provinciale del 1900 viene organizzata da Antonio De Tullio, già Presidente della Camera di Commercio. Si inaugura il 7 maggio e si chiude il 20 settembre. Sede dell’esposizione è il vecchio mercato in ferro infiocchettato, per l’occasione, in tutta fretta. Questa volta, la mostra è un grande successo ma non ha seguito.
Armando Perotti mai smise di incitare e sollecitare la Camera di Commercio e le Amministrazioni comunale e provinciale. Nel 1913 l’esposizione si fece ma non venne organizzata dalla Camera di Commercio. Il sindaco Sabino Fiorese, che organizzò le manifestazioni per il centenario della nascita del Borgo, diede ad alcuni privati l’appalto per fare anche una mostra mercato, ma i fondi non erano sufficienti e la mostra fallì miseramente. Poi, la crisi economica e la grande guerra, fecero accantonare ogni progetto.
Le turbolenze politiche e sociali del primo dopoguerra insomma impedirono che di Fiera si parlasse seriamente. Nel 1923 Mussolini, in visita a Napoli, viene avvicinato da una delegazione barese che gli espone una serie di esigenze. Il Duce li ascolta e poi lapidariamente risponde: Faremo della Puglia il ponte ideale del commercio verso l’Oriente.
Il primo a cogliere il significato politico di questa frase è l’on. Di Crollalanza che propone una fiera nazionale e internazionale allo stesso tempo, sostenuta da Bari, dall’Italia e dal Governo. Deve, insomma, rappresentare verso l’Oriente ciò che rappresenta la Fiera di Milano verso l’Europa del centro: l’Oriente costituisce l' orizzonte della Puglia.
Tutti, politici e non, sono impegnati, e primo fra tutti è il senatore De Tullio il quale ammette: L’impresa è ardua: sta bene. Ma bisogna convenire che Bari di ieri non è quella di oggi e quella di oggi non è certo quella di domani. Domani questa nostra città sarà ancor più ricca e potente ed è dovere di tutti adeguarsi allo sviluppo di essa e, quale Commissario Governativo della Camera di Commercio oltre che Presidente della Camera di Commercio Italo-Orientale, stanzia nel bilancio del 1925, trecentomila lire per la realizzazione della Fiera. Il 9 maggio 1926 si insedia la prima Commissione provvisoria. Ne fanno parte De Tullio, Di Crollalanza,Schirone, D’Addabbo, Ferorelli, Lonero, Viterbo e Raffaele Gorjux. La parte più squisitamente organizzativa dell’impresa è affidata a Michele Viterbo. Il 28 luglio arrivano nuovi fondi. Un milione dal Comune e altrettanto dalla Provincia. Intanto si decide che la Fiera sorgerà fra S. Cataldo e S. Francesco e il 15 ottobre 1929 il prof. Viterbo presenta alla Commissione provvisoria la bozza dello statuto che, con l’approvazione unanime, sancisce la nascita dell’Ente Autonomo per la Fiera del Levante.

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