Santa Maria della Valle

 

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Ubicata alle spalle della casa cantoniera, all’imbocco della S.S. n. 7 per Taranto, subito dopo il raccordo dello svincolo stradale, il monumento rupestre si presenta con una sovrapposta facciata in muratura fra le più articolate rinvenibili nelle chiese rupestri dell’agro materano. Opera di Leorio da Taranto è movimentata con una serie di archetti ogivali interrotti da lesene che terminano sui dritti dei quattro differenti portali. Nell’interno, il vestibolo ha una rientranza centrale sormontata dal rosone ed affiancata da una bifora cieca. La chiesa è ripartita in tre navate scandite da sei pilastri e la volta a schiena d’asino, solo la navata centrale e quella di destra presentano l’abside. I pilastri, su cui poggiano le arcate, sono arricchite da capitelli. Di notevole interesse la cappella, alla sinistra dell’altare centrale, ricavata con eleganti colonne che sorreggono un’armonica volta a crociera. Dei continui restauri effettuati nel corso dei secoli si trova riscontro nei numerosi affreschi che a più strati ricoprono le pareti. Numerosi i danni provocati dall’umidità del luogo, dagli atti vandalici e dalle abusive asportazioni. A sinistra dell’abside principale l’affresco raffigurante la Madonna in Trono con Bambino. La Vergine è rivestita con tunica bianca e mantello rosso. Ella regge il Bambino che, nella mano sinistra, tiene un cartiglio simbolo della legge. L’affresco, datato fine XVI secolo, riecheggia il ricordo della icona classica bizantina. Di un secondo affresco di Madonna in Trono con Bambino non restano che frammenti. La Madonna regge il Bambino che benedice alla latina. Il volto della Madonna è del migliore stile bizantino classico. Dei frammenti rimasti si può attribuire l’affresco al periodo della transizione dalla cultura bizantina a quella latina. La datazione è del XIII secolo. Nel catino absidale di destra vi è un Pontefice in trono fra anime del Purgatorio identificato in San Gregorio Magno. L’affresco, uno dei più grandi per superficie affrescata esistente nelle cripte materane, comprende la figura del Pontefice con gli attributi distintivi della sua autorità. Ai piedi del trono le anime del Purgatorio. Esternamente la calotta absidale è decorata con stemmi araldici, probabilmente appartenenti alla famiglia Carafa. È uno dei rari affreschi firmati e datati. È ancora leggibile il nome Simeon, l’affrescante, e la data 1642. Il catino dell’abside centrale presenta il Cristo in trono fra i Santi. È il classico modello iconografico della Deesis ripetuto ed allargato liberamente con la presenza di altre due figure poste ai lati in rigida posizione gerarchica. Trattasi, secondo alcuni studiosi, di santa Chiara vestita con l’abito benedettino e di san Giacomo. Dell’originale schema iconografico bizantino restano solo la disposizione dei tre personaggi principali. In tutta la composizione risalta una libertà di interpretazione da parte dell’affrescante che si evince sia per il tipo di abbigliamento che ricopre i singolo personaggi sia per la raffigurazione degli stessi. Ad esempio la figura di Giovanni è rappresentata con il volto giovanile dell’apostolo, mentre l’abbigliamento è quello classico del Giovanni Battista bizantino. L’affresco è datato fine XIII inizio del XIV secolo. Sulla parete destra dell’ingresso attuale, un san Nicola raffigurato secondo lo schema iconografico bizantino. Posta in posizione frontale, la figura è inscritta in una cornice con fascia di colore verde e rossa. L’affresco è datato XIII secolo. È uno dei pochi affreschi, presenti nella cripta, risalenti all’epoca preangioina e gli elementi iconografici e stilistici che lo compongono risentono dell’influenza bizantina. Sempre a destra l’affresco di una Madonna con Bambino mutilo in buona parte. Di esso rimangono solo le due teste. Discretamente conservato il volto della Vergine che presenta un ovale tipicamente "latino". È quanto resta di uno dei tanti affreschi, di cui la cripta è ricca, effettuati nel periodo angioino per constatare l’influenza della cultura bizantina nel patrimonio delle cripte rupestri del materano. La datazione dell’affresco è posta tra la fine del XIII ed i primi anni del XIV secolo. Figure di angeli decorano la parte superiore del pilastro. A circa duecento metri dalla cripta, sulla sinistra, si trova un ampio corridoio in roccia con le singole cellette monastiche, è ciò che resta del probabile cenobio rupestre benedettino.

 

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