IL SANTUARIO DEL BEATO GIACOMO




Bonaventura da Lama dice che essi abbatterono la copertura di legno della chiesa primitiva, e, consolidati dalle fondamenta dei pilastri, innalzarono, al di sopra della grande trabeazione, l'attuale volta a botte con le finestre barocche. In un tempo successivo, addossarono ai pilastri, il cui intonaco sui quattro lati è stato rilevato in un recente restauro, le robuste lesene su cui impostarono gli archi delle volte a crociera delle navatelle laterali. I Riformati ristrutturarono anche il presbiterio e, come abside, innalzarono l'attuale altare maggiore, alle cui spalle costruirono i due cori sovrapposti, che saranno demoliti e rifatti nel 1842. Questi lavori dovettero essere completati prima del 22 aprile 1657, quando il vescovo Francesco Gaeta consacrò la chiesa e il nuovo altare e fissò al I settembre la festa della dedicazione. La lapide, che ci tramanda il ricordo di questi eventi, usa il verbo "traslato", cioè "trasferito o traslocato", il che fa supporre che prima si celebrava un'altra festa della dedicazione della stessa chiesa, e della consacrazione dell'altare maggiore. Pertanto, se nel 1657 si avvertì la necessità di procedere alla riconsacrazione della chiesa e dell'altare maggiore, vuol dire che i lavori di ristrutturazione dovettero aver cambiato così radicalmente la planimetria e la morfologia della chiesa da farla ritenere sconsacrata. Così la lapide murata all'interno dell'ingresso è un documento prezioso che conferma lo storico Bonaventura da Lama. Nel 1749, P. Tommaso da Bari, "già Definitore ed ora Custode, abbellir fece la Chiesa, con togliere tutti i pilastri di legno che erano avanti le Cappelle" (Riccardo Iacovielli, Cronologia de' Vescovi, c. XXXI, Angelo Maria Marculli). E' difficile dire di quali pilastri lignei parli Iacovielli, dato che non si può neppure immaginare l'abbattimento dei pilasti portanti ricostruisti prima del 1657.
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