ANTONIO DADDABBO

4 - Rilievi semplici e rapidi.


Dal giorno in cui il Meydenbauer ha introdotto la "fotometrografia" è trascorso oltre un secolo.
  La "Fotometrografia" è diventata "Fotogrammetria ", le apparecchiature fotogrammetriche hanno raggiunto un grado di perfezione "fantascientifico". Oggi e possibile:

  • fotografare un monumento;
  • conservare l'immagine tridimensionale;
  • osservarla in laboratorio a distanza di anni, anche se il monumento è stato distrutto;
  • rilevarne le misure che interessano;
  • effettuarne il rilievo globale, sotto forma grafica o numerica;
  • memorizzare elettronicamente i dati;
  • trasmetterli a distanza;
  • richiamare il rilievo su terminale video e fotocopiarlo;
  • osservarlo in' prospettiva con punto di vista scelto a piacere;
  • sovrapporlo all'immagine fotografica;
  • ottenere, mediante tracciatori automatici, la restituzione grafica su supporti inestensibili.

Non occorre molta fantasia per pensare, a questo punto, che i progetti di restauro possono essere verificati sul video prima di essere realizzati.
  Gli interventi nei centri storici potrebbero non dar più luogo a sorprese.
  Con il metodo della "fotogrammetria inversa" l'Istituto Geografico Nazionale Francese, su richiesta del Ministero per gli affari Culturali, ha potuto visualizzare, su cinque fotografie prese da punti di vista richiesti, l'ambientamento del progetto di un centro direzionale a Marsiglia.
  Tutto ciò, anche se fa pensare a costosissime apparecchiature inaccessibili al singolo professionista, non giustifica il fatto che oggi si continui a far ricorso prevalentemente al rilievo diretto.
  Il rilievo riportato in fig. 6, eseguito dalla Sezione Stereofotogrammetrica dell'Istituto di Architettura e Urbanistica della Facoltà d'Ingegneria di Bari, sta a dimostrare come il rilievo fotogrammetrico - anche se realizzato con modeste attrezzature fotografiche e con una metodologia che scandalizzerebbe qualsiasi studioso di Topografia - è l'unico in grado di soddisfare le esigenze del restauratore.
  Si tratta della zona sveva del cortile centrale del castello di Barletta: una parete pericolosamente deformata, il cui restauro comportava lo smontaggio del paramento esterno e quindi la necessità di un rilievo tanto particolareggiato da consentire anche l'inventario di tutti gli elementi costitutivi.
  Il rilievo e stato eseguito nell'ottobre del 1974.
  Le attrezzature stereofotogrammetriche in dotazione alla Sezione (un fototeodolite Wild P30 ed un autografo Wild A2) non consentivano riprese in ambienti stretti.
  D'altra parte l'intervento della Stereofotogrammetria in un simile caso, anche se utile per rilevare lo stato di deformazione, non era assolutamente necessario per soddisfare le richieste.
  Il rilievo, in scala 1 : 25, è stato eseguito con una camera Linhof Super-Technika 6,5 x 9 cm, dotata di ottica intercambiabile ed in grado di consentire sia il decentramento dell'obiettivo, sia il basculaggio del dorso porta-pellicola.
  Le ottiche impiegate nella ripresa sono :
    - obiettivo Zeiss Tessar 1 : 3,5/f = 105mm
    - obiettivo Super Angulon 1 : 8/f = 47mm Schneider Kreuznach.
  Per la restituzione è stato impiegato un ingranditore Durst 138S, che ha consentito il completo raddrizzamento delle immagini.
  I rilievi parziali sono stati collegati e verificati tramite un supporto di base ottenuto topograficamente.
  Le operazioni di ripresa sono state compiute in un tempo non superiore alle due ore e quelle di restituzione in otto ore non consecutive.
  La stampa è stata eseguita su carta sensibile trasparente sia per facilitare il fotomontaggio sia per consentire il passaggio su radex e quindi tutti gli interventi grafici di un normale progetto.

continua