L’ortoproiettore effettuava automaticamente una serie di sezioni del modello ottico stereometrico, parallele al piano yz (l’asse x contiene la base), lasciando all’operatore solo i due comandi per variare la quota e la velocità della marca mobile, che si spostava nella direzione y (z indica la profondità). In un secondo momento, sulla base dei dati acquisiti, il calcolatore scomponeva la zona comune ai due fotogrammi in piccoli elementi e li riportava ad un’unica scala. il risultato era un fotogramma (su cui per ovvie esigenze si aggiungevano le curve di livello) in cui una casa situata in cima ad un colle era rappresentata nella stessa scala di una casa posta a fondo valle . Ovviamente tutto funziona alla perfezione se i fotogrammi provengono da una camera a lunga focale, in caso contrario l’ortofoto presenta ampie zone prive d’informazione. Tramite la post-elaborazione della nuvola di punti, ottenuta con il laser scanner 3D, oggi, si è in grado di eseguire rapidamente l’ortofoto. Il software è capace di effettuare per infinitesimi la spalmatura di una immagine sulla nuvola di punti. L'infinitesimo non è altro che la maglia di scansione adottata per generare il rilievo al laser. Per omotetia della nuvola di punti e dell'immagine nel reale dell'oggetto si ottiene una nuvola i cui punti sono colorati in base alla foto del reale. Fatto ciò si sceglie un punto di ripresa all'infinito e si ottiene una “ortofoto” dell’organismo architettonico. Nell’immagine a sinistra viene riportato un esempio di ortofoto del trullo. Quanto torni utile all’utente del rilievo rinunciare alle informazioni relative alla terza dimensione, è tutto da verificare.