Per entrambe le tecniche prese in considerazione, il primo problema da risolvere è la scelta dei punti di ripresa E’ evidente che vengono acquisite informazioni relative a ciò che si vede, per cui l’operatore deve avere chiarezza di idee sull’oggetto del rilievo. Con entrambe le tecniche l’operatore può effettuare una verifica immediata della ripresa, ma, specie nel caso di grandi edifici, è indispensabile una progettazione preventiva del rilievo ipotizzando la restituzione come in un qualsiasi progetto. Si evidenzia subito una prima differenza tra le due tecniche. Il laser scanner porta a casa una “nuvola di punti”, indubbiamente affidabile per quel che concerne le coordinate xyz degli stessi punti, ma è sempre in fase di restituzione si potrà integrare l’immagine dell’oggetto (ripreso anche fotograficamente) con tutte quelle parti che sono risultate inaccessibili. Viceversa la fotogrammetria richiede tempi lunghi per il rilievo dei punti di appoggio, ma, in presenza di una camera stereometrica, nel tempo necessario per uno scatto fotografico, consente di portare a casa l’immagine tridimensionale, che potrà essere misurata con la precisione desiderata. Indubbiamente sarebbe auspicabile l’integrazione delle due tecniche, ma qui intervengono i costi ed i tempi, che purtroppo incidono sempre sui costi. Occorre allora cominciare a chiarirsi le idee su cosa si vuole dal rilievo. Una copia dell'oggetto? il laser scanner è nato, in campo industriale, proprio per questo. Una replica dell’oggetto? La fotogrammetria si distingue per l’ergonomicità, in quanto simula il sistema visivo umano ed offre il modello fotografico stereometrico.