Al pari di un abito, il rilievo è un'esigenza. Non esiste azione dell'uomo che non sia preceduta da un'operazione di rilievo. Non potremmo mai prendere un oggetto se non fossimo in grado di rilevarne la forma e la posizione, così come non potremmo parcheggiare un'auto se non ne avessimo memorizzato le misure d'ingombro. Per capire la complessità di queste operazioni è sufficiente osservare un bimbo nei primi mesi di vita, quando tenta di prendere un oggetto che gli viene offerto, oppure un neopatentato alle prese con il parcheggio! Che le operazioni di rilievo non si limitano solo a stabilire la forma e la posizione degli oggetti lo dimostra, per esempio, il nostro comportamento nel togliere le castagne dal fuoco o nel salire su un supporto “non collaudato”. Con il passare del tempo queste operazioni si compiono sempre più con disinvoltura, grazie alla maggiore esperienza, cioè man mano che la nostra banca-dati si arricchisce e siamo in grado, con il riconoscimento degli oggetti, di effettuare rilievi in tempo reale. Il rilievo si complica notevolmente quando viene delegato a terzi, dandone per scontata la finalizzazione. Così come la moda riesce a far indossare la pelliccia in estate ed il costume da bagno nella stagione fredda, il rilevatore, grazie al progresso tecnologico, riesce spesso a fornire, a costi elevati, rilievi inutilizzabili. Oggi l'uomo tenta (e s'illude) di delegare alla macchina intelligente il rilievo, ma dimentica che proprio all'operazione di rilievo si deve l'ampliamento di quella base culturale indispensabile per programmare la macchina stessa al fine di effettuare rilievi sempre più approfonditi e soddisfacenti.